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ilContorsionista [ Walter D'Amario ]
 


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Solo per Convertirsi.


20 luglio 2011


L'amore e il matrimonioo sono incompatibili?

 

L’instabilità coniugale è sempre più diffusa. A dirlo è la statistica, ma a dirlo potremmo esserlo anche noi. La cosa è così palese in questo caso che la scienza può solo confermare. Non che sia un fervido sostenitore del matrimonio e neppure un suo acerrimo detrattore, mi limito solo a costatare che in Occidente il matrimonio è in crisi: aumentano i divorzi, sempre più persone scelgono di vivere da sole e le famiglie sono spesso monoparentali.

Ma qual è il motivo? Al riguardo Pascal Bruckner, filosofo e romanziere di fama internazionale, nel suo Il matrimonio d’amore ha fallito? ha una tesi provocatoria e politicamente scorretta: non sarà proprio l’amore, eletto a ideale assoluto e totalizzante, e commercializzato come modello massimo di realizzazione personale, a minare dal di dentro la stabilità della coppia?

Nella seconda metà del Novecento il matrimonio ha subito una grande trasformazione, da istruzione borghese che condannava le passioni e privilegiava gli interessi famigliari è diventato un simbolo dell’emancipazione degli affetti, che devono essere posti al di sopra di ogni cosa. Non ci si sposa più per calcolo o perché la famiglia lo impone, ma “semplicemente” perché si è innamorati e si può scegliere in piena autonomia la persona con cui si vuole passare il resto della propria vita. Conquistata a caro prezzo, questa libertà non pare abbia portato più armonia ma più discordia all’interno della coppia, proprio perché l’amore idealizzato finisce per metterci davanti ai nostri e altrui limiti.

Da qui la tesi di Bruckner: siamo sicuri che il tanto vituperato matrimonio d’interesse non debba essere rivalutato?Che un’unione in cui la razionalità abbia una parte importante rispetto ai sentimenti sia davvero da buttare? Bruckner si attesta su di una posizione che trova soluzione cercando un equilibrio tra gratificazione personale e rispetto dell’altro, tra accoglienza e passionalità, provare a superare con la ragione i limiti dell’amore, per renderlo meno volubile e più resistente alle difficoltà che sono parte inevitabile della vita di ogni coppia.

La tesi di Bruckner, provocatoria e che condivido solo in parte, ha certamente il merito di sollevare una riflessione e di incanalarla verso la strada che ritengo giusta: la questione è comprendere se a priori l’amore e il matrimonio siano compatibili o se il problema è posto male.

L’amore? E’ l’incondizionato. Chi s’innamora si dà all’altro incondizionatamente, l’amore può essere anche non ricambiato. La razionalità non è il perno dell’amore, le ragioni si perdono. Il matrimonio? E’ un rapporto istituzionalizzato. Nel rapporto le parti esigono dall’altro, pretendono. Nel rapporto si è in due, il legame non è unilaterale. Il rapporto va avanti se c’è condivisione, altrimenti implode.

Se tout court le definizioni proposte sono condivise ne, deduciamo che non sono incompatibili a priori l’amore è il matrimonio, può solo accadere che indebolito l’amore, le ragioni tornino a giocare il ruolo principale. Ritrovarsi nel gioco del matrimonio senza l’amore sarebbe sostenibile solo a condizione di avere altre ragioni per stare assieme. Quando si è innamorati, torno a ripeterlo, non si ragiona. Bruckner vede nel sogno dell’amore perfetto il germe dell’insita instabilità della coppia, posizione che non è del tutto da rigettare, nell’iperuranio c’è la perfezione sulla terra ci siamo noi, umani.

Ragionare sulla possibilità d’innamorarsi ragionevolmente, considerando l’auspicio di Bruckner è insensato, è di per se contraddittorio. L’amore non ha ragioni, questo amore è così. Forse, qualora fosse possibile, per matrimoni duraturi, l’amore andrebbe reinventato.




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8 luglio 2011


Spero la prossima rubrica.

 

Perché una rubrica filosofica

 

La filosofia può avere un ruolo nella società contemporanea?Nello specifico, l’atteggiamento filosofico può condurre l’uomo occidentale ad un nuova vita?

Non abbiamo un’ambizione fondazionalistica, ma abbiamo il convincimento che l’attività filosofica possa condurci ad una rinnovata consapevolezza e libertà .

In una contemporaneità dove tutto è asservito al presente, dove tutto si schiaccia su di esso, tornare alla filosofia può essere un modo per riappropriarsi del proprio destino.

Forse un' illusione, ma la nostra.

 

Come?

 

Tornando alle domande. Muovendosi dalle idee verso le idee. Vivisezionando il mondo per ricostruirlo.

La filosofia, il suo atteggiarsi, il suo metodo può far questo.

Cercheremo, settimana dopo settimana, di approssimarci al mondo tramite una chiave di lettura.  Leggerlo, interpretarlo e ridisegnarlo.

Un fatto, un’idea, un concetto letto tramite uno sguardo filosofico. Possibilmente tramite una novità editoriale, ma non necessariamente. L’importante è  che al lettore verrà resa nota la chiave di lettura.

I fatti trattati saranno quelli rintracciabili nel mondo, ma quello che si augura è che ci sia una maggiore attenzione sui fatti di attualità.

Questa impostazione sarà il sale della rubrica. Questi due elementi , a mio avviso, dovrebbero essere gli elementi cardine. Altrimenti, cosa ci differenzierebbe?

 

Chi?

Ovviamente, i fondatori avranno un ruolo editoriale. Veglieranno sullo spirito della rubrica. Saranno coloro i quali valuteranno la corrispondenza tra gli articoli e la linea editoriale.

Non si escludono contributi esterni.

 

Per chi?

Per chi vuole mettersi in discussione se stesso e il mondo che lo circonda.

La coerenza della linea editoriale sarà la coerenza verso il lettore che ogni settimana aspetterà un nuovo orizzonte.




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6 luglio 2011


Rischiare

 

Ho tristezza per le  donne che si adagiano alla vita con uomini assopiti, fuggendo goffamente dagli arditi amori.




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6 luglio 2011


Fino all'ultimo tespiro

No aspetterò a lungo. Non perché tu vali poco, ma perché merito molto. Non ho colpe.Tu sai e io so. Affrettati, passato quel tempo non vi sarà ritorno. Manchi.




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5 luglio 2011


Io so e tu sai.

 

A te che osservi. A te che mi segui. A te che oggi mi odi. A te che desidero. A te che sei pazza e meravigliosa.  A te e lo vuole il destino. A te e non posso farne a meno. A te che hai paura. A te che dici di non amare. A te che piangi e forse mi ami. A te e sono uno stronzo. A te e mi vuoi solo tuo. A te che fuggi. A te che rincorro. A te e un bacio come vuoi tu. A te e non può finire. A te che sai. A te, ti amo. W.

 




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4 luglio 2011


Il ritorno

 

Ho il dovere, il dovere di scrivere. Ma,soprattutto, ho il dovere di scrivere qui. Sul blog dal quale sono partito. Un ritorno che non vuol esser sporadico, ma l’impegno per un giornaliero sguardo sul mondo.

Una serie di coincidenze, contingenze e stregonerie hanno risvegliato quel mio modo d’essere che a volte si assopisce. L’essere contorsionista, l’essere dubbioso e impertinente nelle idee.

Se tra gli accadimenti delle ultime settimane, diversi sono stati i sentori, i presagi di questo ritorno, non posso nascondere che il primato spetta alla mia più che cara Zoe. Zoe, ovviamente, s’incazza come una belva quando nel mio incedere dubito, credo e non credo. Ma questo ritorno, questo incedere lo devo proprio a lei. Lo devo al nostro incontro, lo devo alle contingenze. Lei è vittima e carnefice. Zoe, potrebbe pure non essere, ma questo suo anche non essere, sarebbe – nella forma del parricidio – qualcosa che è. Qualcosa che è speciale. Qualcosa di cui non posso fare a meno.

Tutto il suo manifestarsi è, in sostanza, il suo essere. Io lo percepisco nelle potenzialità e l’accetto anche nelle sue potenziali contraddizioni. Zoe, si irrita quando le dico che accetto anche un futuro di contraddizioni, io la capisco e mi spiace. Ma non è un non aver fiducia di lei, anzi, è qualcosa di più: è crederle incondizionatamente. Lei è, potrebbe non essere, ma sarebbe. Bene, a me piacerebbe anche se fosse.

Zoe è il sassolino nella scarpa,anzi, è il macigno. Ha smosso e smuove in me quell’atteggiarsi della mente che ha fede, dubita e si converte. Una fede che si fa.

Un atteggiamento che costa fatica e rischio. Rischio, perché nell’essere di Zoe, c’è tutta l’essenza della mia riflessione filosofica.

 Potrei parlare di Zoe, ma preferisco far figuracce sul versante filosofico e non su quello sentimentale. Zoe è più complicata del problema dell’essere. Parmenide, se l’avesse conosciuta, avrebbe rinunciato alla sua riflessione filosofica, avrebbe ritenuto impossibile l’approdo alla verità. Zoe è come una anguilla , se provi a prenderla tra le mani ti scivola inesorabilmente via.

 

Dove sta la verità e quando essa poi sia effettivamente importante, questo sarà il tema.

Chiedersi chi sia Zoe equivale a riproporre in ambito filosofico la questione: cos’è veramente una cosa?Chi è veramente?Chiedersi di Zoe, conduce a domande inesplorate.

Ma se queste sono le manualistiche domande del pensiero filosofico, in questo schizzo che mi accingo a disegnare, si sommano le domande: la menzogna può essere parte della verità? In questo contesto la linea sottile di questa contrapposizione viene meno? Ha un senso, un significato? La verità è necessaria? Fino a che punto?

Voglio andare oltre e spostare l’attenzione, focalizzarla: ma per l’umano la bugia non è anch’essa autodeterminazione ed autorealizzazione? Direi di si!

 

Questo schizzo è il punto di partenza delle mie prossime riflessioni.

Lo devo a Zoe. Ma la questione della menzogna non è conseguenza di Zoe, non dipende da lei. Dipende dalla riflessione che lei ha scaturito, dipende da quello che ha fatto rinascere in me.

Zoe è più importante di queste domande, eppur mi dice che “sono il male del mondo, che le sono indifferente”. Non potevo che dubitare con lei. Non potevo che mettere in dubbio le sue parole, queste parole.

Se avessi accettato le sue parole, se le avessi creduto non saremmo qui.

Se avessi creduto alla “sua indifferenza” non mi sarei mosso. Ho creduto che mentisse. Forse ho avuto ragione, forse sto avendo ragione.

Un menzogna è diventata la verità, una morbosa verità. Un inevitabile verità.

Una menzogna siamo diventati io e lei.

 

 

Post scriptum. Spero che al prossimo incontro la vedrò venire con il suo sorriso.

 




permalink | inviato da ilContorsionista il 4/7/2011 alle 17:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


6 maggio 2011


I giovani e l'ospite inquietante

 

Che l’ospite inquietante avvolgesse tutto, insinuandosi con forza soprattutto tra i giovani, ne ero già a conoscenza.
A riportare il tema alla mente è stata l’Indagine Conoscitiva sulla Condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza realizzata da Telefono Azzurro ed Eurispes, che ha evidenziato come gli adolescenti si sentano sempre più disorientati e soli. In un’incapacità relazionale con le loro famiglie, dove il dialogo sulle emozioni sembra essere molto limitato, il 40 % degli adolescenti dichiarano di essere diventati più ansiosi.
In sostanza, si evidenzia come si stia sviluppando una crisi sociale e valoriale, un impoverimento culturale e dei costumi, una perdita di senso e di orientamento rispetto ai modelli tradizionali che toccano da vicino proprio le nuove generazioni.
I giovani, anche se non sempre ne sono consci, stanno male. E non per le solite crisi esistenziali che fanno parte della giovinezza, ma perché un ospite inquietante, il nichilismo, si aggira tra loro, fiacca il presente e dissolve il futuro. Proprio questo è il punto di partenza del libro L’ospite inquietante. Il nichilismo e i giovani, scritto da Umberto Galimberti ed edito da Feltrinelli.
Galimberti rintraccia il malessere dei giovani, che non riescono più a proiettarsi in un futuro capace di far intravvedere loro una qualche promessa, nel deserto dell’insensatezza nichilista del nostro tempo. Malessere che non è psicologico ma culturale.
Per i giovani la vita non appare priva di senso perché costellata dalla sofferenza, ma al contrario appare insopportabile perché priva di senso.
Per l’intero arco della storia della filosofia, l’ospite inquietante ha fatto sentire la sua presenza, ma solo nel nostro tempo, questa presenza è divenuta clima della terra, spaesamento degli uomini e del loro sete di senso. Il destino dell’Occidente, annunciato da Nietzsche come un accadimento insito nella stessa logica della storia occidentale, non era determinato da un’insana voglia di profanazione dei valori e di Dio, ma dalla consapevolezza che tutto quello che aveva animato questa storia volge al suo stesso inesorabile tramonto.
I giovani sono i primi a sperimentare un vuoto di senso. Fine di una visione escatologica dell’esistenza e dell’esistere, che cede il passo al primato della tecnica che tutto promette di risolvere, senza porsi per sua stessa natura l’esigenza di un senso.
Crisi non individuale ma storica. Un passaggio ineludibile dell’Occidente.  Galimberti offre uno spiraglio, una via di fuga nella possibilità di vivere la vita come sperimentazione. Attraverso "un'etica del viandante” che lo stesso Galimberti intravvede nella capacità di disertare le prospettive escatologiche per abitare il mondo nella casualità della sua innocenza, non pregiudicata da alcuna anticipazione di senso, dove l’accadimento stesso, l’accadimento non iscritto nelle prospettive del senso finale mostra consapevolmente il suo senso provvisorio e perituro.
Una prospettiva che certo mi affascina, anche se sporgendomi dalla mia finestra, la ritengo lontana a venire.




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4 ottobre 2010


Chi fa politica deve possedere autonomia e professionalità

Convinto che la classe dirigente di un partito debba necessariamente possedere una propria professionalità, autonoma dall’attività politica, mi trovo spesso a discuterne con chi la pensa diversamente.  Nella maggior parte dei casi - l’interlocutore - che si sente chiamato in causa in prima persona, non comprende che la mia è una posizione politica in difesa della democrazia. Si, proprio della democrazia. Perché una classe politica, con un’autonoma professionalità, possiede quella libertà che una classe politica trincerata sul proprio ruolo non può avere fisiologicamente.

Se un dirigente politico, privo di questa caratteristica, dovesse malauguratamente perdere il suo ruolo, la sua posizione come rimedierebbe il pane quotidiano? Senza un’autonoma professionalità avrebbe alternative?

Costretto a tutto per non perdere il suo status quo, non avrà scelta: farà di tutto per non perdere il posto. Sarà supportato dai suoi simili in un sistema che si auto alimenta e sorregge.

Non tenterà mai azzardi, non si spenderà in battaglie politicamente giuste che potrebbero minare la sua posizione.

 Non essendo autonomo dal ruolo, non sarà mai un uomo libero. Un danno evidente per la democrazia.

La politica non è un lavoro ma un dovere civico. Obama e Schröder, ad esempio, sono entrambe avvocati di successo che si sono parallelamente dedicati alla politica. Il secondo, alla fine del mandato elettorale, è tornato a svolgere tranquillamente la sua professione. Nei paesi civilizzati è consuetudine, nel nostro molto meno.

Spero che la mia posizione sollevi un proficuo dibattito, sui contenuti e non sulle persone. Per una battaglia che è per la democrazia e non per l’avvicendamento.




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1 ottobre 2010


Rifiutopoli d'Abruzzo

Aspettando le verità che emergeranno dalle aule giudiziarie, non posso che costatare, stando a quanto finora emerso dalle indagini, che l’imprenditore di Di

 Zio avrebbe sponsorizzato diversi esponenti politici al fine di trarne vantaggio.

Parlamentari, Consiglieri Regionali, Consiglieri Provinciali, Sindaci e semplici Consiglieri comunali, di cui i cittadini conoscono oramai i nomi, anche se non indagati hanno il dovere politico di fare chiarezza. Senza questo passaggio, sarebbe opportuno un loro passo indietro.

Sempre dalle indagini, emerge che l’attuale Presidente del Consorzio Smaltimento Rifiuti di Lanciano, Gianpanfilo Tartaglia, sarebbe stato indicato dal Senatore Fabrizio Di Stefano e dai suoi colonnelli Frentani, poiché non avrebbe creato intralcio alla volontà di Di Zio.

Certo dell’estraneità del Presidente, ritengo che però siano venute a mancare le condizioni  necessaria per la gestione dell’ente, pertanto ritengo consequenziale l’azzeramento di tutto il CDA del Consorzio. E’ necessario fare chiarezza su tutta la gestione del Consorzio negli ultimi anni: vedere se si è fatto l’interesse dei cittadini o dei privati. Da quanto sembra, i secondi hanno avuto la meglio.

Inoltre, sarebbe opportuno fare lo stesso a Lanciano dove una ditta di Di Zio, l’Ecologica Sangro, si è aggiudicata la gara per la raccolta dei rifiuti urbani, ma l’impresa concorrente ha presentato un ricorso al Tar per motivi inerenti alla gestione della gara.

Ho più volte denunciato la politica sui rifiuti voluta dalla Giunta Regionale di Chiodi. In tutte le salse e in tutte le sedi il Governatore e i dirigenti del centrodestra annunciavano la modifica alla legge 45/2007. Questa, tra le tante cose, prevedeva l’obiettivo del 40% di raccolta differenziata (media regionale) senza la quale non di si sarebbe mai potuto passare al trattamento termico dei rifiuti. Inoltre, la stessa legge, prevedeva come obiettivo per il 2011 una raccolta differenziata pari al 60%.

Subito dopo le elezioni, l’interesse del centrodestra si è palesemente focalizzato su manovre che portassero alla modifica della legge in vigore, con l’intento di abbassare la soglia per il trattamento termico al 25%. Operazione a discapito della differenziata e dell’ambiente. Una scelta in controtendenza all’Europa e al mondo civilizzato.

Oggi le ragioni di quella scelta ci appaiono più chiare.

Invitiamo Chiodi a sgombrare il campo da qualsiasi dubbio, ravvedendosi sulla politica regionale sui rifiuti: punti sulla raccolta differenziata e non sugli inceneritori.

Speriamo per tutti, che si faccia al più presto chiarezza.

 




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22 settembre 2010


Mondezza d'Abruzzo

La riforma Regionale abruzzese sui rifiuti prevede la riduzione dal 70 al 40% della soglia minima per il trattamento termico dei rifiuti. Parafrasando,se la scorsa legislatura aveva individuato una soglia del 70% minimo di raccolta differenziata e successivamente un possibile trattamento termico, l'intenzione della Giunta Chiodi è quella di abbassarla al 40%. Ma chi ci guadagna?Forse da questa mattina la risposta è più chiara!




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